I
cristiani devono essere continuamente chini sugli abissi.
Lettres à sa fiancée, 11
décembre 1889
Sono
l’incudine in fondo all’abisso, l’incudine di Dio, che mi fa soffrire così
perché mi ama, lo so. L’incudine di Dio, in fondo all’abisso!... E sia. È un
buon posto per fargli da eco. La coppa dei tormenti è troppo piena ancora, e
chi m’aiuterà a berla?
Le mendiant ingrat, 12
novembre 1895
Non
riesco a provare la gioia della Resurrezione, perché la Resurrezione per me non
arriva mai. Io vedo sempre Gesù in agonia, Gesù in croce, e non posso vederlo
altrimenti.
Le mendiant ingrat, 14
avril 1895
Siamo
tutti un popolo di prigionieri seduti nelle tenebre e conosciamo l’amore solo
quando vediamo soffrire quelli che amiamo.
Lettres à sa fiancée, 18
janvier 1890
La
mia anima è in contatto con il nulla.
Le mendiant ingrat, 9
juin 1892
Ho
raramente ottenuto l’approvazione dei cattolici e soprattutto dei preti, che
vogliono vedere in me uno spirito molto pericoloso, perché penso nell’Assoluto,
e mi dichiaro indifferente. Essi hanno bisogno di gruppi e truppe, e i solitari
sono sospetti.
Le pèlerin de l’Absolu, 25
juillet 1911
Bisogna mangiare per vivere. Ho
sentito dire che una volta c’era una Carne per i poveri e che i morti di fame
avevano come risorsa di poter mangiare Dio per vivere eternamente […] Oggi il
borghese ha preso il posto di Gesù […].
Exégèse des lieux communs, I
série, IX
Io
non ho il vostro temperamento, la pietà non può spegnere in me la collera,
perché la mia collera è figlia d’un
presentimento infinito. Sono divorato dal bisogno della giustizia, come un
drago affamato dopo il diluvio, la mia collera è l’effervescenza della mia
pietà.
Le mendiant ingrat, 3
septembre 1893
Il
sangue del povero è il denaro. Di esso si vive e si muore da secoli. È la
sintesi efficace di ogni sofferenza. È la gloria, è la potenza. È la giustizia
e l’ingiustizia. È la tortura e la voluttà.
Le sang du pauvre, 23
janvier 1900
Una
santa può cadere nel fango e una prostituta può salire alla luce.
Lettres à sa fiancée, 27
novembre 1889
Gesù
fa passare la sua croce dalle sue spalle alle nostre e dalle nostre alle sue,
così che piangiamo sempre o di dolore o di compassione.
Quatre ans de captivité à
Cochons-sur-Marne, 1° mars 1903
Quando
si muore, una sola cosa si porta con sé: le lacrime versate e le lacrime che si
son fatte versare, capitale di beatitudine o di spavento. È su queste lacrime
che si verrà giudicati, perché lo Spirito di Dio viene sempre «sulle acque».
L’invendable, 2
octobre 1904
Sono
solo. Ho, sì, una moglie e due figli che mi amano e che io amo […]. Eppure,
sono solo nel mio genere, sono solo nell’anticamera di Dio. Quando verrà il mio
turno di comparire, dove saranno quelli che io ho amato e che mi hanno amato?
[…] Più ci si avvicina a Dio, più si è soli. È l’infinito della solitudine.
Méditations
d’un solitaire en 1916, I
L’idolatria
consiste nel preferire il visibile all’invisibile.
Le mendiant ingrat, 9
juillet 1893
Parliamo
dell’orrore di vivere, in questo mondo, e della somiglianza con i demoni che la
mancanza di cristianesimo conferisce senza dubbio alla maggior parte dei
contemporanei, ricchi o poveri. Parliamo dell’Invisibile. Io dico che tutto ciò
che vediamo, tutto ciò che accade all’esterno, è soltanto un’apparenza – un
riflesso enigmatico, per speculum –
di ciò che accade, sostanzialmente, nell’Invisibile. Cosa c’è di più apparente,
di più esteriore della mia vita?
Le mendiant ingrat, 3 et
4 juillet 1893
Sulla
terra noi vediamo l’Invisibile attraverso il visibile. Dopo la morte, vediamo
il visibile attraverso l’Invisibile.
Quatre ans de captivité à
Cochons-sur-Marne, 30 mars 1903
Una
lacrima di Maria è qualcosa davvero! Una lacrima della Purissima per me, pover’uomo
sommerso nel diluvio della collera e del pentimento divini! Una lacrima della
rosa mistica per me, tutto solo, nel fetore di questa fossa in cui
imputridisco, nell’attesa di una morte che forse sarà orribile! Perché, alla
fine, lei ha pianto esattamente come suo figlio ha versato il suo sangue, cioè
per ciascun uomo in particolare, giudicato da lei e da lui prezioso come tutti
i mondi.
Méditations d’un solitaire en
1916,
XVIII
Quando
mi sveglio al mattino, ho spesso, già da molti anni, l’impressione di essere
uno di quegli infelici condannati a una morte lenta che, ancora sfiniti per le
torture del giorno prima, sono tirati via da un orribile sonno per sopportare
nuovi tormenti.
Le mendiant ingrat, 15
juillet 1892
Ciò
che un uomo è esattamente, nessuno può dirlo […]. So che sono nato in una data
epoca, in un dato luogo, e che ho un nome tra gli uomini. Ho avuto un padre e
una madre, fratelli, amici e nemici. Questo è fuori di dubbio; eppure ignoro il
nome della mia anima, da dove sia venuta
e, di conseguenza, non so assolutamente chi sono.
Méditations d’un solitaire en
1916,
VI
Ho
la netta sensazione che tutti si sbaglino, che tutti siano ingannati, che lo
spirito umano sia caduto nelle più fitte tenebre.
Le mendiant ingrat, 29
juin 1892
Siamo
dei dormienti pieni d’immagini semicancellate dell’eden perduto, mendicanti
ciechi davanti a un palazzo sublime che ha la porta chiusa. Non solo non
riusciamo a vederci l’un l’altro, ma ci è impossibile distinguere, dal suono
della voce, perfino chi ci è più vicino.
Dans les ténèbres, II
Di
fronte alla morte d’un bambino, l’arte e la poesia sembrano davvero delle
inezie molto grandi […]. Ma i gemiti delle madri e, ancora di più, la
silenziosa angoscia dei padri hanno ben altra potenza delle parole o dei
colori, tanto la pena dell’uomo appartiene al mondo invisibile.
La femme pauvre,
deuxième partie, X
C’è
forse, per un essere umano, qualcosa di più importante dell’esser morto? Esiste
una condizione più piacevole, più invidiabile, più desiderabile, più squisita,
più spirituale, più divina, più terribile, della condizione di un morto, di un
morto vero che si mette sotto terra e che è già comparso davanti a Dio per
esser giudicato?
Mon journal, 9
janvier 1900
La
letteratura, per la quale non vivo e che non è il mio scopo, mi appare da molto
tempo uno strumento insignificante del mio supplizio, nell’attesa che venga il
mio giorno, ma la forma speciale, l’aspetto voluto, la specie essenziale della
mia tribolazione è la miseria.
Le mendiant ingrat, 16
janvier 1895
Non
vi accorgete che il silenzio è la conversazione dei morti e che bisogna parlare
ai vivi, soprattutto quando sono in agonia e tutti li abbandonano?
Le
mendiant ingrat, 29 juin 1892
Se
vi piacciono le espressioni bibliche, io sono, non lo sapete?, uno di quegli uomini della sera, « la cui mano è
alzata contro tutti e contro il quale si alza la mano di tutti ». Ho vissuto
senza vergognarmene in un’estrema solitudine, popolata di risentimenti e
desideri feroci partoriti dalla mia esecrazione dei contemporanei, scrivendo o
gridando quello che mi sembrava giusto, anche a costo di crepare, e senza mai
reclamare, per le mie aggressioni o per la mia difesa, l’aiuto d’una qualsiasi
altra penna secolare.
Le mendiant ingrat, 14
août 1892
Io
sono triste per natura, come si è
piccoli o come si è biondi. Sono nato triste, profondamente, orribilmente
triste, e se sono posseduto dal più violento desiderio della gioia, è perché
così vuole la legge misteriosa che attira i contrari.
Lettres à sa fiancée, 21
novembre 1889