giovedì 14 aprile 2022

Cesare Cavalleri recensisce "Storie di un'altra storia" su "Avvenire"


Ringrazio di cuore Cesare Cavalleri per questa sua bella recensione al mio libro Storie di un'altra storia, apparsa sul quotidiano "Avvenire".

Germani indaga dentro l'anima sua e di Milano. Oltre Buzzati

di CESARE CAVALLERI

Sì, c’è molto Buzzati nelle Storie di un’altra storia di Mauro Germani (Calibano Editore, pagine 146, euro 14,00) e del resto l’autore aveva pubblicato nel 2012 L’attesa e l’ignoto. L’opera multiforme di Dino Buzzati. Ben comprensibile e apprezzabile è dunque l’immedesimazione con un maestro che anch’io considero mio maestro (nel mio caso, un discepolato affettivo e di ammirazione). Dunque, sarebbero da calibrare le differenze fra l’immaginario di Buzzati e quello di Germani. Per dirlo approssimativamente e in breve, il «mistero» , l’«oltre» di Buzzati è sempre razionalmente controllato, al punto che dopo aver letto un racconto buzzatiano sembra che l’autore, strizzando l’occhio, dica: «Ti è piaciuto? Guarda che in fondo, forse, abbiamo scherzato». Tutto in Germani, è invece estremamente serio ed esplicito: «Nulla inganna di più l’uomo di ciò che egli chiama realtà, se non la collega a una verità superiore». Buzzati non si occupa della «verità superiore», al più non la esclude: per Germani è messa in esergo con le parole di san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (13, 12): «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia». La più buzzatiana delle sue storie è L’anima della città, dove la città è, inevitabilmente, Milano: «Gli animisti, per così dire, portano a sostegno delle loro tesi considerazioni e prove di diverso genere. Secondo alcuni l’anima di Milano risiederebbe tra via San Carpoforo e Via Fiori Chiari. Pare che in certe notti speciali sia possibile udire in questa zona una specie di lungo mugolio simile a un lamento. Qualcuno, addirittura, afferma di averla fotografata. Sarebbe simile a una nebbiolina fosforescente o a un vapore luminoso in grado di assumere strane forme come quelle delle nuvole, e la sua apparizione avrebbe una durata brevissima, di due o tre minuti». È lo spleen di Milano, e non si poteva dirlo meglio. Ma dove si riconosce Germani, non più Buzzati, è nella chiusa: «Forse non sono stato capace di ascoltare o forse, più semplicemente, mi sono lasciato suggestionare, e l’anima della città non esiste proprio. C’è solo la mia, invece, che mi chiama, mi parla, e io non la voglio sentire fino in fondo, perché ho paura di sapere la sua verità». Nella Conferenza speciale troviamo una dichiarazione esplicita: «L’uomo vive circondato da migliaia di presenze invisibili, di forze nascoste che lo possiedono senza che se ne accorga; assalito da spiriti che lo chiamano in ogni momento e scuotono e strappano la sua anima. Ah, sapeste che lotte! L’universo è un campo di battaglie segrete, di scontri senza tregua, di vittorie e di sconfitte che si alternano in continuazione». Del resto, il logo di Calibano Editore è un libro aperto sul quale si è posato un piccolo fantasma.

“Avvenire”, mercoledì 13 aprile 2022, p. 23