Caro Rinaldo,
sei riuscito a stupirci ancora una volta. Come uno dei tuoi racconti, sei sparito improvvisamente, rapito dall'invisibile e dalla notte, simile al tuo misterioso pensionato della tua ultima straordinaria plaquette.
Eri così bravo a costruire storie imprevedibili e con finali a sorpresa, che non ci sembrerebbe strano che ora tu ci facessi sapere – chissà come – che la realtà è un’altra e non è come sembra.
Io, poi – da credente – non ti dico addio, ma mi aspetto, prima o poi, di incontrarti di nuovo in quell’altrove dal quale ci guardi e forse sorridi, come il tenente Giovanni Drogo del Deserto dei Tartari, che entrambi abbiamo molto amato e di cui abbiamo spesso parlato e scritto.
Grazie per tutto.
Mauro
