mercoledì 25 marzo 2026
giovedì 15 gennaio 2026
mercoledì 16 luglio 2025
martedì 15 luglio 2025
Matteo Melis scrive di "Reticenze"
giovedì 27 marzo 2025
Recensione di Mario Bonanno a "Reticenze"
venerdì 29 novembre 2024
Paolo Polvani recensisce "Reticenze"
Ringrazio Paolo Polvani per questa sua recensione a "Reticenze" (Fallone, 2024), uscita su "Cartesensibili".
giovedì 14 novembre 2024
Recensione di Marco Molinari a "Reticenze"
Ringrazio di cuore Marco Molinari per questa sua bella recensione uscita sul quotidiano LA VOCE DI MANTOVA al mio libro di racconti "Reticenze" (Fallone editore, 2024). Per la lettura cliccare sull'articolo.
martedì 12 novembre 2024
"Reticenze": nota di lettura di Federico Migliorati
Su "Odissea" Federico Migliorati, che ringrazio molto, scrive di Reticenze (Fallone editore, 2024). Per leggere l'articolo cliccare QUI
lunedì 28 ottobre 2024
Le ultime parole - Racconto tratto da "Reticenze"
Grazie di cuore a Lorenzo Pieri e a Fallone editore
domenica 27 ottobre 2024
La verità - Racconto tratto da "Reticenze"
lunedì 21 ottobre 2024
Recensione di Rinaldo Caddeo a "Reticenze"
mercoledì 16 ottobre 2024
Nota di lettura di Giovanni Nuscis a "Reticenze"
venerdì 27 settembre 2024
Nota di lettura di Marco Ercolani a "Reticenze"
Ringrazio Marco Ercolani per la sua nota di lettura a Reticenze (Fallone editore, 2024), pubblicata su Art-blog/Scritture: QUI
sabato 14 settembre 2024
Mauro Germani - Reticenze
domenica 4 agosto 2024
Antonio Prete, Carla Saracino - Dal tempo qui raccolto. Una conversazione
Nel
«primo tempo» viene sottolineata da Antonio Prete la natura dialogica di ogni
ermeneutica, fondata sul domandare e sulla reciprocità, tanto che il testo
diviene «vivente e interrogante». Da qui l’importanza del dialogo tra poesia e
filosofia, nucleo del pensiero poetante di cui Prete si è fatto interprete, a
partire dai suoi studi su Leopardi. Di particolare interesse risultano poi le riflessioni
sugli intrecci tra critica e narrazione, al di là di ogni rigida classificazione
in categorie, perché in realtà ciò che è decisiva e centrale è l’esperienza
della scrittura nelle sue intrinseche possibilità.
Il
«secondo tempo» della conversazione unisce riflessioni e ricordi,
considerazioni su temi fondanti della scrittura e notazioni biografiche, in una
dimensione che non risulta mai puramente teorica, ma legata all’esistenza. Così
mentori e amici vengono nominati da Antonio Prete con stima e gratitudine:
Mario Apollonio, con il suo insegnamento secondo cui «il testo diventa vita in
colui che legge», poi, tra gli altri, Edmond Jabès, Mario Luzi, Yves Bonnefoy,
frequentati assiduamente a partire dai primi anni Ottanta, all’insegna dello
scambio culturale e del dialogo fecondo «con i modi e le forme e le invenzioni
che animano le loro opere».
Di
grande rilievo e spessore sono inoltre le osservazioni sul legame del silenzio
con la lingua: «un silenzio che è movimento verso il dire, attesa della
parola», presenza di un «tempo altro», che è ritmo proprio della poesia, «vento
segreto che trascorre nella frase poetica».
Impossibile
qui riassumere tutte le considerazioni presenti nel libro, ma vale la pena evidenziarne
ancora alcune di notevole importanza: la poesia intesa come «un pensare contro
l’oblio», secondo l’intuizione di Jabès, oppure come «sfida sul crinale tra
presenza e assenza, tra verità e finzione, tra visibile e invisibile». Non
mancano, poi, i riferimenti di Prete alla sue raccolte poetiche, nelle quali è
particolarmente sentito il tema della soglia del visibile e del dicibile, in
una tensione che coinvolge la parola nel
suo scarto «tra il dolore e la lingua, tra il respiro della terra e il dire
dell’uomo». Come afferma Carla Saracino, il lavoro poetico di Antonio Prete
pare contraddistinto da «un doppio passo», che è «vocazione interrogante» e, al
tempo stesso, volontà di «non tradire né scoprire»: è quanto emerge soprattutto
da Se la pietra fiorisce, che rimanda
al verso di Celan «È tempo che la pietra accetti di fiorire» e rappresenta
«l’ostinazione della vita, che rompe l’aridità, sfiora l’impossibile, si
afferma là dove è negata».
La
lettura di questa conversazione risulta illuminante per conoscere e
approfondire l’opera complessiva di Antonio Prete, docente universitario,
critico, narratore, poeta e traduttore; un’opera complessa e variegata, che si
pone «nel tragico mostrando l’al di là del tragico», interrogando «l’inferno di
un’epoca con lo sguardo verso uno spicchio di cielo» e con« il compito di chi
si trova ad aver rapporto con la scrittura e con le sue forme».
Dal tempo qui raccolto è
un libro raro, da custodire come un
dono prezioso, uno scrigno di domande, di temi e di riflessioni, frutto non
solo di un’incessante ricerca intorno alla scrittura, al pensiero e
all’esistenza, ma anche di una testimonianza intellettuale che si configura
come ascolto, accoglienza e incontro.
Mauro Germani
venerdì 10 marzo 2023
Andrea Leone - Ludwig
Ludwig
è l’atto inattuale, il sangue che converte.
Ludwig
non è la coscienza del tempo, il declinare del giorno.
Ludwig
è il delitto sacro, il compimento del verbo smisurato.
Ludwig
non è un singhiozzo, non è l’io moribondo del poeta.
Ludwig
è lo specchio che si specchia, il fulgore.
Ludwig
non è il quando, il prima, il dopo.
Ludwig
è il passato che non fu e l’incendio che è.
Ludwig
non è una mente, non è un corpo, non è chi.
Ludwig
è la lezione crudele, l’inno che sale,
la meraviglia implacabile.
Ludwig
non è il suo volto, il suo nome, il suo sogno.
Ludwig
è l’algebra, la scossa, il furore scarlatto.
Ludwig
non è il pensiero, il concetto, l’aborto.
Ludwig
è la poesia, il gemello senza nome e senza riposo.
Ludwig
non è carta, non è grammatura, non è
pagina.
Ludwig
è il compito che non sapremo, l’esatto comando, la fede che risplende.
Ludwig
non è canzone, non è voce, non è lettura.
Ludwig
è lo spavento apocalittico e divino, il salto, la coincidenza che deraglia.
Ludwig
non è parola- moneta, non è commercio, non è comunità.
Ludwig
è la catastrofe che illumina, il gesto grande e
immortale, il tonfo celeste.
Ludwig
non è il pianto, la pena, la denuncia.
Ludwig
è l’estasi matematica, l’ordigno, la gloria, la fine di ogni fine.
Ludwig
non è nessun libro, nessun autore, nessun poeta.
Ludwig
ha scritto Ludwig.













