lunedì 3 maggio 2021

Mauro Germani - Il mio nome (da "Luce del volto", Campanotto, 2002)


Dino Buzzati (da Poema a fumetti, Mondadori, 1969)

Il mio nome

L’acqua dei sette mesi e la notte bianca al davanzale, l’attesa come dono e lamento nella stanza accanto.

Il mio nome è un voto, un bacio nell’aria che trema nel buio.

*

Io ti guardo adesso, mentre la luce ritorna dai soffitti, dalle finestre bagnate, dai cortili, dagli anni che furono amore e domanda.

Adesso sento il tuo respiro e la voce.

Per me è tutto, è una piccola fiamma nel gelo, una preghiera che tocca la notte e mi chiama, mi cerca nel tempo.

*

Perché il tuo corpo è stato la mia casa, e il tuo sangue questa parola segreta, questo nome che ci porterà nelle onde, negli spazi aperti del cuore.

*

Custodirò il tuo tempo, il cielo vicino alla casa, la neve a febbraio. Non sarai sola.

Io aspetterò ancora dietro ai materassi, e la voce mi guiderà nel corridoio, nei mattini e nei pomeriggi di Milano, fino ai giocattoli, al mio diario, a Tìppete che mi guarda dal buio.

*

Fra le tende e i fantasmi alle pareti, quanto tempo nel tempo, ora, quanta voce negli occhi, nella camera d’ospedale in mezzo alla notte, nei passi rapidi e silenziosi delle infermiere, nella tua pelle così trasparente…

Io mi vedo lontano, ti bagno le labbra, penso che una luce ti aspetta.

*

Sapessi come domando, come torno ai cortili, alle mattine fredde di noi.

Sono attimi sposati dal sangue, doni della memoria, fiati del cielo e del tempo, tu che mi accompagni e mi dici: «È questa la musica che ti mando, questa la promessa che ti feci quando ti sollevai nel pianto, nel giorno che consacrai il mio inverno, la mia voce per te».

*

C’è una foto, una luce che tocca il tuo viso.

Tu vieni dall’eternità di un bacio, da una ferita che è giovinezza, acqua scintillante, sogno che ferisce il mattino.

Sorridi.

E una pace sembra scendere di lato, spiare dalle tue chiome invisibili, averti, mentre qualcuno ti ascolta da un alone di vento e leggenda.

*

Nel sigillo scavato nel buio, accanto a Santa Teresa, come una domanda già persa, un nome segreto, una fine senza principio.

Le lettere macchiate nel cassetto, quel dolore di terra e di mare, tutti senza rimedio…

Oh, t’avessi trovato bambina, un attimo prima della vita, e poi anno dopo anno da Livorno a Milano, senza più ombre e paure, insieme per sempre, nella libertà chiara del cielo…

*

«Non importa se finisce adesso, se finisce così…»

Pregavi da quel precipizio, come a chiedere scusa. E allora tornavano tutte le sillabe degli anni cinquanta, la piazza con la fontana, i miei sudditi morti.

Il tuo petto tremava sotto le lenzuola, ed era carne, sì, vita più grande, mistero nell’ora onnipotente.

*

«Tra poco, mamma, saprai la tua storia, il lume giallo del tempo, la carità di chi annuncia e protende una mano… Vedrai il cielo esatto di un dono, la terra segreta di una parola…»

La mia voce era un’altra e un’altra era la notte.

Tu non c’eri più e mi abbracciavi ancora una volta.