martedì 13 dicembre 2011

Clint Eastwood: il mondo imperfetto

09/10/2011

CINEMA E PENSIERO
a cura di
ANGELO CONFORTI


perfect_world

Clint Eastwood: il mondo imperfetto, ovvero il senso tragico e la sostanza etica dell’esistenza


Clinton Eastwood Jr., nato a San Francisco il 31 maggio 1930 è oggi uno dei più importanti autori cinematografici del panorama americano e mondiale.
Ha esordito come regista nel 1971 e diretto 33 film, dopo un folgorante esordio come attore protagonista nella cosiddetta “trilogia del dollaro” di Sergio Leone e una progressiva crescita professionale sotto la direzione di Don Siegel in altre memorabili opere.
Dai suoi due grandi maestri ha imparato molto, ma ha saputo sviluppare un proprio stile personale e una visione del mondo articolata, complessa e aperta, tutt’altro che dogmatica.
Clint Eastwood si è dimostrato un grande narratore di storie attraverso il linguaggio del cinema, avendo saputo mettere a punto uno stile classico e nel contempo innovativo e dinamico, nella costruzione delle immagini e delle sequenze. Basta leggere alcune opere letterarie da cui sono tratti i suoi film per rendersi subito conto della sua abilità nel far emergere con straordinaria efficacia il nucleo drammaturgico della vicenda.
Uno dei temi centrali (intorno a cui ne ruotano molti altri) della sua ricca filmografia è sicuramente quello della giustizia. Non si tratta, però, della giustizia come questione determinata, specifica, giuridica e terrena. Eastwood, che anche soltanto come attore ha recitato quasi sempre la parte del “giustiziere”, sia con Leone che con Siegel, ha interiorizzato e rielaborato a modo suo questo grande tema, proiettandolo su un piano etico, che riguarda l’essenza stessa della giustizia e la questione delle scelte di fronte alle quali sono posti i personaggi della vicenda narrata. I suoi western e i suoi noir hanno saputo proseguire su questa direttrice tematica con un cifra personale notevole, come accade per esempio ne Lo straniero senza nome (1973) e Il cavaliere pallido (1985), due grandiosi western crepuscolari, o in Potere assoluto (1996).
La grandezza di Eastwood sta nel saper concentrare, con eccezionale capacità drammaturgica ed essenzialità stilistica, i rapporti tra i personaggi e il corso degli eventi intorno al problema etico centrale e alla scelta, che in nome della Giustizia, i personaggi sono chiamati a compiere. Scelta spesso drammatica, poiché Eastwood ha chiarissimo il senso tragico dell’esistenza e sa scavare come pochi negli stati d’animo dei personaggi, confezionando film d’azione che sono nel contempo raffinate analisi psicologiche.
Sarebbe piuttosto complicato analizzare sotto questa luce i suoi numerosi film, ma ci sono esempi lampanti in opere “romantiche”, apparentemente lontane dal genio eastwoodiano, come I ponti di Madison County (1995), in cui la protagonista (Meryl Streep) deve compiere una scelta etica non certo facile, o in opere assolutamente tragiche come Million Dollar Baby (2004), in cui la sostanza etica della vicenda ruota intorno al problema della morte clinica e dell’accanimento terapeutico.
Gli esempi sarebbero davvero innumerevoli, ma possiamo considerare due film davvero paradigmatici per certi aspetti, sia pure in modo opposto e complementare.
Uno è Gli spietati (1992), premiato con l’Oscar, western disincantato, durissimo e bellissimo, in cui la questione della scelta etica è posta nel modo più tragico possibile, poiché il centro filosofico del film consiste nel conflitto tra la giustizia e la legge, tra un ex pistolero ora “giustiziere” e vendicatore, in nome di un principio morale, ed uno sceriffo, che della legge umana e “positiva” è il rappresentante.
L’altro è Un mondo perfetto (1993), titolo bellissimo, che può davvero riassumere icasticamente, nel suo rovescio, la weltanschauung eastwoodiana e che calza benissimo, per antitesi, ad un film in cui la tragedia si compie ineluttabilmente, in modo illogico, irrazionale e folle: la somma ingiustizia si attua proprio ad opera dei rappresentanti della legge, nonostante gli sforzi compiuti da un ispettore (Eastwood) e da una psicologa criminale (Laura Dern) per evitare lo scontro armato con un delinquente (Kevin Costner) che le stesse istituzioni penali hanno spinto sulla strada del crimine, invece di aiutarlo, quando ancora era minorenne, a riscattarsi da un ambiente familiare degradato. Il mondo perfetto, insomma, non esiste.
Sempre attento alle sfumature psicologiche delle vicende, a indagare l’anima umana, sia pure da laico, ma non certo da materialista, ora Eastwood si è spinto ad affontare il tema dell’aldilà con il suo ultimo film, Hereafter (2010), in cui conferma, non solo la sua consueta grandezza di narratore per immagini in movimento, ma altresì il suo pragmatismo privo di pregiudizi e aperto al dubbio, anche e soprattutto su argomenti così delicati e interrogativi tanto inquietanti, che del resto già aveva sfiorato con un altro stupendo film, Mezzanotte nel giardino del bene e del male (1997).
Attore in quasi tutte le sue realizzazioni, Eastwood è anche compositore di musica e spesso produttore dei propri lavori con la compagnia che ha fondato nel 1968, la Malpaso. 
Angelo Conforti