domenica 9 ottobre 2016

Flavio Ermini - "Della fine"


Flavio Ermini, Della fine. La notte senza mattino, Formebrevi Edizioni 2016

Dobbiamo essere grati a Flavio Ermini per questo suo libro che non è e non vuole essere innocuo, un semplice esercizio come tanti in circolazione, ma una “traversata dal nero al nero” che è la vita, uno sguardo lucido e ultimo, definitivo, ad occhi spalancati, sul nostro sfacelo esistenziale.
Con parole che non ammettono alcuna attenuante, alcuna consolazione, Ermini ci mostra, in trentatré brevi paragrafi o passaggi, l’angoscia e il dolore cui siamo condannati fin dalla nascita, senza alcuna prospettiva di salvezza.
Gettati nel pericolo dell’esistenza, ci troviamo in uno scenario senza una vera luce, in una “notte senza mattino”, “risucchiati nei moti vorticosi della materia e della sua irriducibile volontà di annientamento”. In questa condizione estrema, ma al tempo stesso comune perché non esclude nessuno, in questa “terra della sepoltura”, segnata dalla precarietà dell’incompiutezza, dalla sofferenza e dal male, non è possibile affidarsi al cielo “imperscrutabile”, né ipotizzare un’altra vita oltre questa, in quanto “siamo soldati sopravvissuti al ritrarsi del cielo”.
Come scrive Ermini: “Va riconosciuta nella vita terrena la struttura dell’esistenza, composta com’è di vita e di morte, in una compiutezza ben nota all’essere umano arcaico, ma sconosciuta all’uomo contemporaneo”. Il nostro, infatti, è il tempo della povertà che non è neppure in grado di riconoscere se stessa e cerca inutilmente di sfuggire al male della condizione umana. E a questo male deve poi aggiungersi quello come istituzione, edificato da noi stessi per travestire il dolore e nasconderne la terribile realtà di fronte alla quale siamo impotenti, perché in verità “nel mondo niente può cambiare se non forse l’arma di offesa o la divisa militare”.
Che cosa può allora il pensiero in questo inesorabile declino verso la fine che marchia già l’inizio e intacca  la creatura da subito, fin dalla sua separazione dall’antro originario? Occorre dire che “qui il pensiero perde conoscenza e vacilla”, perché la notte di cui si parla è anche “notte del pensiero e del conoscibile, dove si dibattono voci agonizzanti, che non giungono a parola”. Ciò significa che nella nostra profonda interiorità, nell’abisso della materia e della carne, nel destino buio che ci approssima al nulla, franano i pensieri, le voci si spezzano in lamenti o diventano urla nel silenzio. Non c’è parola che salva.
E a questo punto viene da affermare che questa consapevolezza dovrebbe essere sempre ben presente a chi si occupa seriamente di scrittura, invece di esercitarsi vanamente in un’assurda affermazione di sé. Chi vuole esserci per dimostrare d’essere poeta e cerca di esibirsi, dimentica la propria origine, il proprio destino senza scampo, ignora il pericolo che egli stesso incarna. Ma  è un discorso già intrapreso, che alcuni affermano di condividere al momento, senza però trarne le conseguenze.
Ciò che adesso importa è che si legga con attenzione questo libro di Flavio Ermini e che non si dimentichino queste sue parole nella loro perentoria ed implacabile asciuttezza: “Noi siamo per brevi istanti e solo imperfettamente. E quando siamo è dall’esilio che prendiamo la parola”.
Mauro Germani