domenica 12 giugno 2016

Incontro con l'autore: Luca Lanfredi

7 DOMANDE A...
LUCA LANFREDI



Quali autori sono stati fondamentali per la tua formazione?

Non ho una formazione classica e mi sono avvicinato alla poesia con rispetto e subendo e accogliendo una sorta di curioso intimo richiamo; ho letto perciò tanto e di tutto: dai grandi autori ai libriccini autoprodotti. A ogni lettura, devo qualcosa, ritengo. Attorno ai vent'anni, quando dovetti stare lontano da casa per parecchio tempo, ricordo che forse l'unico libro che portai con me fu “Vita di un uomo”, di Ungaretti. Ecco, se devo fare dei nomi di alcuni più di altri, direi Ungaretti e Montale e a seguire alcuni tra i principali autori del Novecento italiano che si sono via via succeduti e affiancati nella mia libreria, anche se molto distanti tra loro. Più di altri direi Sereni, Penna, Gatto, Pavese, Raboni, Ranchetti, Salvia, Caproni,  Celan. Tra i viventi posso citare certamente De Angelis e Benedetti. Anche a Cagnone sono riconoscente. Ve ne sono ancora di meno conosciuti, ma per me importanti. Mi piace poi ricordare un autore scomparso e non molto noto con il quale sento di avere un profondo debito, che è Ferruccio Benzoni.

Quali sono le caratteristiche principali della tua opera?

Sino al momento di pubblicare o anzi, fino a dopo averlo fatto, non mi sono mai posto questa domanda. Questo perché non ho mai seguito alcun progetto nello scrivere, ma soltanto assecondato l'esigenza di doverlo fare. Il mio è un lavoro quieto e solitario su di una materia mobile. L'urgenza: ecco la materia mobile, assecondata dalla parola rovente posata su di un foglio sino a che non si raffreddi e possa essere lavorata, come metallo da forgiare. Da lì ha inizio l'opera il cui esito è poi forse quello di tentare di cogliere un significato dell'esistenza e della non-esistenza, soprattutto.

 Come vivi il tuo rapporto con la scrittura?

Il rapporto con la mia scrittura è di reciproco scambio. Con tutti i contrasti, gli scontri e le rappacificazioni che ciò significa. C'è tormento, forse, ma non dramma. Lei chiede di esserci, a volte con insopportabile insistenza, se non prevaricazione, altre con pigrizia infinita che sconfina nell'assenza; io la assecondo. Tutto qua. Questo significa che la (necessità di) scrittura si manifesta improvvisa, e allora a volte prendo appunti, annoto frasi o parole che poi dispongo e compongo sino a cercare di ricostruire un significato, il senso del messaggio che  mi hanno riportato. Più spesso, la poesia si manifesta già in forma completa, con la sola esigenza di alcuni aggiustamenti. Il risultato finale spero possa essere una continua crescita personale.

Qual è, a tuo avviso, lo stato della cultura in Italia e della poesia in particolare?

Sicuramente, dall'esame dei dati sia sulla sua fruizione (mercato dei libri; ingressi a musei, cinema e teatri, ecc.) sia sulle risorse sempre più ridotte a disposizione degli Enti per la valorizzazione e lo sviluppo dei beni culturali, sembra che la cultura sia in Italia piuttosto tristemente bistrattata. Nonostante, come si sa, ci si trovi in un Paese nel quale storie e cultura potrebbero essere loro stesse importanti risorse. La poesia poi, è ancora più emarginata e sofferente, soffocata da ciò che pomposamente si definisce come “culturale”, ma che non corrisponde ad altro che a quell'indistinto grigio magma mediatico che avvolge le società contemporanee.
Mi sembra però di rilevare anche, allo stesso tempo, un incessante moto sotterraneo, e forse proprio nella poesia in particolar modo. Tende a rivelare isole (piccoli editori, riviste, circoli e associazioni o anche singole iniziative individuali) spesso molto interessanti che riescono a innalzare la propria voce oltre il coro e a farsi ascoltare da chi ne è interessato. Che è, secondo me, un punto fondamentale.
Internet, naturalmente, ha e avrà – volenti o nolenti - sempre più importanza anche nella diffusione culturale.

Oltre alla scrittura, quali forme d'arte ti attraggono particolarmente?

La musica; il cinema; il teatro.

Un autore da riscoprire?

Ne dirò tre. Due autori che non credo siano da riscoprire, ma sicuramente da valorizzare: Mario Benedetti e Michele Ranchetti. E Ferruccio Benzoni, a cui ho accennato prima.

Un libro da leggere assolutamente?

Somiglianze”, di Milo de Angelis per la poesia; “Se una notte d'inverno un viaggiatore”, di Italo Calvino per la prosa.


UNA POESIA DI LUCA LANFREDI


(in tutte le stazioni)

                                                                 
Appare per un attimo il maltempo,
in un istante che si apre tra le voci
come il pensiero di una sala aperta.

La lingua è un passo falso, si diceva,
così è l'inizio: uno scavo, una facezia,
l'idea della tua attesa, oppure
dell'universo intatto che ti
aspetta.



NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA

Luca Lanfredi è nato nel 1964. Abita e lavora a Brescia.
Ha di recente pubblicato Il tempo che si forma (L'Arcolaio, 2015) con prefazione di Giacomo Cerrai.
La sua prima raccolta, A mezza luce (Clepsydra Edizioni), è stata edita in formato e-book nel maggio 2009.