martedì 13 dicembre 2011

Quando muore un poeta

19/10/2011
andrea-zanzotto

Che cosa succede quando muore un poeta?
Per un attimo la cultura ufficiale sembra avere un soprassalto, un improvviso risveglio dal  suo consueto torpore, dal suo colpevole silenzio.
Si susseguono commenti, dichiarazioni, attestazioni di stima nei confronti dell’opera e dell’autore scomparso. Si parla di “grave perdita”, di “vuoto incolmabile”, di “lutto incommensurabile per il mondo della cultura” e nel contempo si esalta il valore assoluto della Poesia, naturalmente con la P maiuscola. In questi casi improvvisamente tutti scoprono l’importanza della poesia e l’esistenza dei poeti. Anche se, naturalmente, tra le mura domestiche, la domanda ricorrente è: “E’ morto Andrea Zanzotto. Ma chi era?”
Intanto, per un giorno, tante belle parole, articoli sui quotidiani,  magari qualche servizio televisivo, ma breve, per non allarmare troppo chi si aspetta ben altro. Così la coscienza è a posto, la cultura è salva, e tutto può riprendere come prima. Un lutto, i commenti di circostanza e la ricaduta nel silenzio.
E’ proprio l’ipocrisia che dà fastidio. Il sentire parlare di cultura e di poesia da chi non fa nulla per promuoverle seriamente, da chi le considera inutili per i propri scopi o addirittura pericolose, e vorrebbe eliminarle.
Talvolta, davvero, è preferibile il silenzio rispetto a certe iniziative culturali, o al modo sbrigativo e superficiale con cui vengono trattati alcuni autori nella nostra società, dove tutto sembra uguale a tutto.

Meglio allora un rispettoso e più sincero ammutolirsi davanti alla grandezza della poesia – come nel caso di un poeta immenso come Andrea Zanzotto - piuttosto che far credere che le istituzioni sono sensibili alla cultura. 
 
Mauro Germani