sabato 10 dicembre 2011

Milo De Angelis - Colloqui sulla poesia





COLLOQUI SULLA POESIA. MILO DE ANGELIS, a cura di Isabella Vincentini, La Vita Felice, 2008

Ospito volentieri questo scritto di Federico Battistutta sul libro Colloqui sulla poesia. Milo De Angelis (a cura di Isabella Vincentini), già apparso sulla rivista "La Stella del Mattino". Il libro è davvero interessante e prezioso e raccoglie 22 interviste rivolte a Milo De Angelis dal 1990 al 2007. Allegato al libro, vi è inoltre un DVD  della durata di circa un'ora con delle immagini inedite di De Angelis.


Ho letto di recente l'intervista a uno scrittore contemporaneo scandinavo in cui si parlava del rapporto tra l'opera e la vita di un autore: egli sosteneva che il testo vanta una vita propria rispetto all'autore; indagarne la biografia non aggiunge o toglie nulla riguardo al valore dell'opera; ancora: se la vita privata di uno scrittore suscita tanto interesse nei lettori e nei critici è lecito il sospetto che ciò sia indice del fallimento del suo lavoro.
A queste riflessioni aggiungiamo qualcosa di specifico riferito al lavoro poetico. Un ulteriore segno di fallimento può consistere nell'incontrare un autore, davanti al pubblico della sua poesia, disposto a salire in cattedra e spiegare con compunzione il significato dei versi composti. L' "adesso te la spiego" riferito a una poesia è cifra emblematica del suo disastro.
Queste considerazioni, per nulla originali per chi si propone di affrontare con sufficiente maturità lo spazio letterario, le proponiamo come esergo a questo ricco volume dedicato al poeta Milo De Angelis. Le proponiamo proprio per stornare il sospetto circa il valore di un libro come questo, che si colloca a margine di un'opera poetica. Del resto, è con il margine che si confronta da sempre la parola poetica: sia il margine sulla pagina e l'andare a capo, sia il margine di senso costituito nel verso (oscurità o eccedenza della parola poetica).
Il presente volume raccoglie una serie di conversazioni (diverse per lunghezza e intensità), apparse nell'arco di quasi vent'anni su quotidiani, antologie e riviste oramai introvabili, con un poeta che si è contraddistinto per la sua composta riservatezza; un abito oggi decisamente fuori uso.
Chi frequenta la poesia contemporanea non ha probabilmente bisogno che gli si presenti Milo De Angelis. A chi, invece, una volta lasciati i banchi di scuola ha cessato di ascoltare la voce dei poeti, diciamo che l'autore in questione è uno dei maggiori poeti contemporanei italiani. Ha al suo attivo sei volumi e la sua ultima raccolta (Tema dell'addio, Milano, Mondadori, 2005) - vincitrice fra l'altro del Premio Viareggio -, un'elaborazione poetica e umana della prematura scomparsa della propria moglie, merita una menzione particolare. E' anche critico e studioso di letteratura, oltre ad essere traduttore dal francese e dalle lingue classiche (in un vecchio numero della rivista parlammo della sua versione di alcuni versi del De rerum natura di Lucrezio).
Tornando a quanto si diceva all'inizio, non vi è nulla di artefatto, che si collochi sopra le righe o manchi il bersaglio, in questi Colloqui sulla poesia. De Angelis ci parla qui del dàimon della poesia e del dialogo serrato che da sempre lo accompagna con gli autori del passato, che divengono amici o maestri, che ammoniscono, aiutano, indicano una via; e i classici sono tali perché sanno essere contemporanei. I tragici greci e Lucrezio, Virgilio insieme a Baudelaire e Rimbaud, fino a Marina Cvetaeva, Celan, Michelstaedter, Drieu La Rochelle e Cesare Pavese, tanto per menzionare solo alcuni, a memoria, dei nomi propri che ricorrono; ma il repertorio è assai ampio, al punto che vien da pensare a Mallarmé e al suo celebre verso, j'ai lu tous les livres ("ho letto tutti i libri"): c'è desiderio continuo di conoscere e allo stesso tempo scacco di ogni enciclopedismo.
Ma c'è spazio nei vari colloqui anche per riflessioni dedicate alla religione (ancora i greci, ma anche il particolare rapporto fra parola e silenzio che si instaura in India, dal vedanta fino a Jiddu Krishnamurti); o al rapporto sororale esistente tra pensiero e poesia, nella ricerca di una comune origine; o nei confronti della storia ("L'opera poetica è storica in una maniera paradossale, perché, certo, deve appartenere a un foglio del calendario (...) però, al tempo stesso sa che andrà oltre quel foglio"). E altro, altro ancora.
Federico Battistutta, La Stella del Mattino, n. 4/2008