lunedì 12 dicembre 2011

Marco Ercolani - Il demone accanto

04/02/2011
demone accantoMARCO ERCOLANI – IL DEMONE ACCANTO – EDIZIONI L’OBLIQUO 2002
 
Un libro dove l’autore tace, sprofondato in un sonno lucido. A parlare, al suo posto, è un demone: voce assillante che esorta, provoca, giudica, interroga senza sosta, e a cui il semidormiente affida sogni, ricordi e visioni, scrivendo, sotto quella “diabolica” dettatura, una sorta di journal intime. L’autore, così, diventa ascoltatore e medium di quella voce, che gli si rivolge in seconda persona. Se l’io  dell’autore è espropriato, il demone – figura ibrida tra conscio e inconscio – chi è? Cosa rappresenta? E’ presenza che custodisce o annienta? Forse è solo il flusso di una scrittura incessante, che qui assume l’intensità drammatica di un grido continuo, di un monologo ad libitum. In questo interminabile monologo, come nel riflesso di uno specchio, si nasconde un paradosso perturbante: il silenzio a cui il sonno costringe l’autore, e l’assenza della scrittura stessa, che qui esiste solo per volontà demonica.
(dalla quarta di copertina) 
Lì, nella folla che passa

 Lì, nella folla che passa, o qui, nella stanza dove sei solo, ti aspetto. Non saprei darmi un nome, perché non ho un nome. Ma io ti penso. Nel silenzio della stanza o nel clamore della strada continuo a pensarti. Posso abbandonarti per anni, fare che mi dimentichi, sparire, ma riappaio sempre. Se a Vienna, nel parco dell’Aufplatz, trovi un libro di Benn abbandonato sulla panchina, quel libro è mio. Se, nell’erba, vedi un pezzo di pane mangiucchiato dai piccioni, quel pane è mio. Se, aprendo la televisione, una voce ti colpisce per il suo timbro, quella è la mia voce. Immaginami, se vuoi. Ma non mi vedrai. Ricordi? La mia mano ti reggeva mentre stavi per cadere sul binario del metrò (o si preparava, afferrandoti il braccio, a spingerti fra le rotaie?). Non lo saprai mai. Sopporta l’ambiguità. Tu hai bisogno di me e io non esisterei senza di te, come un dio non può esistere senza mondo, come lo specchio è vuoto di senso senza il corpo terreno che vi si riflette.
Non smetterò di esserti accanto.
So cosa ti sembro. Un mostro, una chimera.
Devi camminare curvo, perché io ti sovrasto. Devi sentirmi. Non vorresti ma devi. Naturalmente, se ti chiedono cosa succede, rispondi: sono malinconico, sono stanco. Ma in realtà il problema sono io. Io, aggrappato a te; io, che sono tutto quello che non sei. Io, il tuo non-essere. Impaziente di avere forma, ti solletico la mano, ti spingo a scrivere: e tu, anche controvoglia, obbedisci. Lo sai bene: l’arte non è espressione di sé. L’arte è il non-sé. L’arte sono io, che ti schiaccio la testa, che ti deformo il cranio. E tu puoi solo essere mio strumento, farti docile a me. Soffri nei luoghi dove non sei stato, da dove non sei partito. Ritorni dove non eri. L’ombra ti chiama, ti preme, ti costringe alla voce. Io: il due. Il due è una folla, un assedio, una vertigine. Aspetti qualcuno che ti salvi ma non accadrà. Io sono in te, nascosto in te, al sicuro da te. Sono il marchio che ti brucia, ti sveglia nel mezzo della notte, fra vite, estasi, morti altrui. Non c’è io nell’opera. E’ sempre l’altro a dire, il due a parlare. Nei frontespizi dei libri, nelle firme dei quadri, nei fogli delle partiture, resta il tuo nome, l’identità precisa, l’epigrafe di marmo nel cimitero. Ma è solo una stupida funzione, consolazione di imbecilli. Sono io l’autore –io, la chimera, il senza nome. Senza di me cosa faresti? Tu – senza la voce che ti soffio dentro; io – senza il tuo corpo in cui mettere la voce. Due non-esistenti che esistono insieme. Mi salvo dal dissolvermi versandomi in te. Resisti alla normalità perdendoti in me. La mia condanna è apparirti e parlarti, nella visione: la tua è udirmi e parlare, nella scrittura. Quando scrivi e credi di ardere con le tue passioni, sono io che brucio. Custodiscimi nel fuoco, ma poi disperdimi nella cenere. Buona abitudine colmare un foglio di parole e poi appallottolarlo come una carta straccia, gettarlo via, dimenticarlo. Non ricordare né le emozioni né l’opera. Essere come l’erba sotto il sole, come la pietra sotto il vento. Rinnovarsi e morire, morire e risorgere. Io sono dentro di te, pronto a dirti di scrivere perché la parola non ripeta l’universo umano ma gli si rovesci contro e lo annienti.
Non mi nascondere, non mi scacciare. Io sono la maschera protesa in avanti, come volto; aperta dietro, come abisso. Io sono il tuo demone.