domenica 11 dicembre 2011

Incontro con l'autore: Rinaldo Caddeo

29/09/2010
Riprendono da oggi gli incontri mensili con l'autore.
Questa volta è protagonista Rinaldo Caddeo, poeta, narratore e critico
,
che ha al suo attivo diverse raccolte poetiche, una di racconti ed una di aforismi. Il suo ultimo volume di poesie, Dialogo con l'ombra, è stato già presentato su questo blog.

7 DOMANDE A...
RINALDO CADDEO





Quali autori in particolare sono stati fondamentali per la tua formazione?

I primi due, da intendersi come voci che parlano e dettano dentro, sono Montale e Dante. Sono due voci autoritarie, con un timbro energico, una scansione netta, secca delle parole. Autori ispidi, difficili da avvicinare, che bisogna conquistare. Alla loro chiamata, però, non ci si può sottrarre, se non con un rifiuto.
Poi ci sono gli autori dello sguardo, quelli che mi hanno affascinato subito, trascinandomi dentro l'enigma della loro scrittura con la forza del loro punto di vista estraniato. Uno sguardo nell'anima: Petrarca, Leopardi. Uno sguardo sul mondo: Kafka, Buzzati, a cui si potrebbero aggiungere altri visionari come Shakespeare, Hoffmann, Chamisso, Poe, Baudelaire, Rimbaud, Campana, Conrad, Rebora, Ionesco, Cattafi, Neri, Magrelli (ma anche Ovidio, Apuleio). Esemplari, a proposito, gli incipit di Kafka: "Quando il sedicenne Karl Rossmann, mandato in America dai suoi poveri genitori perché una cameriera l'aveva sedotto e aveva avuto un figlio da lui, entrò con la nave a velocità ridotta nel porto di New York, vide la Statua della Libertà, che già stava contemplando da tempo, come immersa in una luce d'un tratto più intensa." (America), "Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo." (La metamorfosi), "Era sera tarda quando K. arrivò. Il paese era sprofondato nella neve. Il colle non si vedeva, nebbia e tenebre lo circondavano, non il più debole chiarore rivelava il grande castello." (Il castello). In queste righe c'è tutto il romanzo. Il romanzo delle tenebre. Il romanzo più enigmatico, terrifico e nello stesso tempo vitale che abbia  letto (e riletto) in vita mia. Poi ci sono gli affabulatori, i narratori: Pasolini (soprattutto nel cinema), Beckett, Pirandello, Gadda, Ariosto, Bioardo, Cervantes, Balzac, Simenon... Infine gli scrittori del proprio tempo, in particolare dei mondi all'incontrario, come Primo Levi, Koestler, ma anche Orwell, con 1984, testimonianza, se non del mondo reale, di un mondo possibile.

Quali sono le caratteristiche principali della tua opera?

E' difficile giudicarsi, pressoché impossibile. Almeno per me. Mi riconosco in ciò che un acuto critico, Sebastiano Aglieco, ha scritto recentemente su di me: "Ambiguità dello sguardo, dunque, che guarda ed è guardato, è contenuto e contiene. Sguardo doppio della realtà, ma anche a partire dal doppio/contrario che lo definisce. [...] Due modi diversi del conoscere le cose, rispetto ai quali Caddeo non ammette preferenze, proprio per questa ambiguità della visione. Visione, visibilità, ma anche occhi fragili, luce che annega nell'ombra delle cose o nelle eventualità del sogno". Mi riconosco in questo sguardo doppio che può diventare anche tema o problema del doppio, in questo contenere ed essere contenuto, possedere ed essere posseduto dalla scrittura, in una terra di nessuno tra veglia e sogno, spasso e tormento, angoscia e libertà. Sia come lettore sia come scrittore e sia come autore di prosa sia come autore di poesia, inoltre, prediligo il sermo brevis: racconto breve e brevissimo (non più di una pagina, tranne qualche eccezione), aforisma, quartina o sonetto. Ciò non toglie che non abbia letto o ammirato romanzi fluviali come Cent'anni di solitudine di Marquez o la Recherche di Proust. Ma ognuno ha il proprio passo e il proprio ritmo. E la poesa è respiro, ritmazione universale, come diceva Croce, che deve entrare in sintonia, sia pure dissonante o parodica, con il ritmo e il passo di una lingua e della sua tradizione.

Come vivi il tuo rapporto con la scrittura?

Croce e delizia. Varie volte al giorno penso che sia inutile e anche controproducente scrivere. Mi riprometto di smetterla, ma, come per i più accaniti fumatori o per altri tipi di vittime di un vizio, non mantengo la promessa. Quanto più cerco di starne fuori, tanto più scopro di esserne impaniato come uccello nel vischio. Per me scrivere non è una professione. E' quella che in un film ho sentito definire una passione fondamentale. Ogni uomo ce ne ha una o ne dovrebbe avere e coltivare almeno una. Non vuol dire che devo per forza scrivere accanitamente tutti i giorni. Trascorro lunghi periodi senza farlo. Allora spero che non ricomincerò più, che non ricadrò più nel vizio assurdo (così Pavese definiva l'attrazione per il suicidio). Ecco, allora, è la volta buona che ricomincio. In fondo scrivere è smania, tormento ma soprattutto piacere, attrazione fatale. Quello che per Petrarca era l'ossimoro permanente, il dolce affanno. Il materiale con cui lavoro, il linguaggio, è flessibile come il legno ma nello stesso tempo interattivo. Mentre tu lo formi lui assume forme impreviste e ti informa su connessioni imprevedibili. Te le indica, te le suggerisce, più o meno scopertamente. Ti informa, ti guida per la retta via o per un sentiero tortuoso o ti porta in un vicolo cieco. Lui, insomma, forma te. Con un pezzo di legno puoi fare una trave, un burattino (se sei bravo e motivato come mastro Geppetto) o uno stuzzicadenti come nella gag di Tognazzi e Vianello. Il legno o il marmo si lasciano trasformare dal progetto dell'artista. Il linguaggio mentre tu lo manipoli, lui trasforma te perché interagisce in modo attivo, è vivo e ti parla. Non sta fermo, si muove e soprattutto non sta zitto (proprio come il ciocco di legno magico con cui Geppetto forma Pinocchio). Una parola si associa, foneticamente e semanicamente, con altre parole, anche con il silenzio: non esiste da sola.

Qual è a tuo avviso lo stato della cultura oggi in Italia e qual è secondo te la funzione della poesia?

Uno dei motivi che mi spinge a pensare di smettere è proprio l'oggetto di questa domanda. Lo stato è pessimo. E' brutto il mondo in cui viviamo. Ma questo è proprio il bello: trovare (o addirittura creare, almeno nel proprio microcosmo) il bello facendosi largo nel brutto. Se entri in una bella casa, pulita e ordinata, che ti piace per la sua architettura, per il suo arredamento, puoi battere le mani in segno di approvazione e ammirazione, ma non ti resta molto da fare. Se entri in un cantiere allo sfascio e semi-abbandonato o scappi o ti dai da fare per trasformarlo in qualcosa di abitabile o di vivibile, almeno per te e per i tuoi compagni di avvenura. Si tratta dunque di una sfida: rendere vivibile l'invivibile, dare ordine al caos. Non un ordine prestabilito, ma strano, bizzarro, studiato a lungo ma sempre, almeno in parte, imprevisto e imprevedibile. Ciascuno conduce questa sfida al suo livello di aspettative e di possibilità. Certo la situazione della poesia odierna, almeno in italia, è catacombale. Si tratta di adattarsi alle catacombe e renderle abitabili, come per i primi cristiani o, forse, si tratterebbe di uscirne, in forme e modi sempre nuovi, che variano da epoca a epoca, da cultura a cultura. E' impossibile tracciare una discriminante tra poesia e non-poesia. Si può dire, come indicava Wilde, che c'è poesia cattiva e buona poesia. La poesia, sia orale, sia scritta, è una necessità vitale, fa parte dell'esistenza umana da quando l'uomo esiste, è iscritta come il dna nel linguaggio (verbale, gestuale), nella sua espressività. il linguaggio non è solo umano, anche gli animali parlano non solo con l'uomo ma soprattutto tra di loro, come l'etologia ha dimostrato. Non credo neanche che la poesia e in genere la parola orale precedano sempre e necessariamente parola e poesie scritte. Se diamo alla scrittura un valore e un senso più ampio di quello che ha la scrittura alfabetica, l'uomo ha incominciato a leggere quando ha cominciato a interpretare il significato di un'impronta di un altro uomo o di un animale nel fango e ha cominciato a scrivere quando ha tracciato un segno, un graffito o ha lasciato l'impronta della propria mano sulle pareti di una caverna. La poesia può essere considerata, come per Jakobson, una delle funzioni del linguaggio, quella auto-referenziale. Linguaggio che non è messo a servizio di qualcosaltro ma di se stesso. E' la concezione che è prevalsa, con tutti gli esiti buoni e cattivi e con definizioni e diverticoli disparati ma ad essa riconducibili, nella seconda metà del '900. A me piace l'eleganza semplice di questa enunciazione di Raboni: dare un nuovo senso alle parole di tutti i giorni. Dare un nuovo senso anche alle immagini, ai suoni, aggiungerei, di tutti i giorni. Il cinema, anche la televisione, potrebbero essere, quindi, veicolo e forma di poesia, ma raramente vediamo che capita. In particolare alla televisione. Internet non è la panacea, non esiste la panacea, ma scava nuovi spazi, forse non meno catacombali ma tali, almeno, da offrire un'opportunità rilevante di incontri e di dialogo come questo e altri blog. Del resto non viviamo nell'Atene di Pericle e nella Firenze di Dante (realtà, per altro, non sempre invidiabili) o nell'Italia di cinquant'anni fa, viviamo in un mondo labirintico. C'è poi il problema a monte, molto a monte (sorvolo sui problemi a valle): la strozzatura della domanda. In Italia si legge poco.

Oltre alla scrittura, quali forme d'arte ti attraggono particolarmente?
La pittura, il cinema. Amo la pittura di Giorgio De Chirico, in particolare delle piazze d'Italia. Da questi quadri scaturisce una tensione drammatica, un fascino visionario, che ho trovato in poche altre opere di altri pittori o di De Chirico stesso. Tra i miei registi preferiti metterei, oltre a Fellini e Bergman, Werner Herzog, in particolare film come Caspar Hauser o Cuore di vetro dove una chiarezza traslucida si lega con una tensione visionaria e apocalittica. Certe inquadrature, soprattutto in Cuore di vetro, rammentano un altro mio pittore preferito: Friedrich. Infine la musica: Vivaldi, Miles Davies e...il rumore del mare.

Un autore da riscoprire?

Bartolo Cattafi. Un autore noto agli addetti ai lavori. Prova a entrare in una libreria, anche del centro, e chiedere un'opera di Cattafi: dopo aver letto lo stupore ul viso del commesso, vedrai il commesso affannarsi invano sul computer, alla ricerca di un volume presente, magari negli scaffali. Eppure Cattafi potrebbe stare alla pari con gli eterni presenti: Ungaretti, Montale, Saba, Penna (se va bene) e qualche infimo o supremo contemporaneo.

Un libro da leggere assolutamente?
Il Deserto dei Tartari di Buzzati. E' un libro formativo. porebbe avere nelle scuole la stessa funzione che hanno avuto I Promessi Sposi, con il rischio di essere odiato. No, meglio di no. Meglio che ogni insegnante sia libero di scegliere insieme ai propri allievi i propri classici.



UNA POESIA INEDITA DI RINALDO CADDEO

ALETTO (LA GUERRA)

Le ho girato le spalle e sono andato
via di lì di corsa in casa per non
vedere che cos'era capitato
mi sono chiuso in camera per non

sapere niente "io non c'entro!" per non
trovarmi immischiato mi sono sdraiato
a terra turato il naso per non
sentire spari e odori di bruciato

con l'altra mano mi sono tappato
l'orecchio ma con l'altro al pavimento
rannicchiato a me... la sento avvenire

piano su piano gradino salire
dopo gradino con un passo lento
un alito di mosche e il pugno guasto



Rinaldo Caddeo è nato il 7-10-52 a Milano dove vive e insegna.
Ha pubblicato cinque raccolte di poesie: Le fionde del gioco e del vuoto, ed FORUM/Quinta Generazione, Forlì, 1985; Narciso, ed. FORUM/Quinta Generazione, Forlì 1989; Calendario di sabbia, N.C.E., Forlì 1997; Dialogo con l'ombra, La Vita Felice ed., Milano 2008; una raccolta di racconti (La lingua del camaleonte, ed. Manni, Lecce 2002), una di aforismi (Etimologie del caos, ed Joker, Novi Ligure 2003) e una silloge antologica di propri testi di poesia e prosa, con traduzione a fronte: Siren's song, Chelsea Ed., New York 2009.
Ha pubblicato il racconto Apocalisse 2109 nella Piccola Biblioteca di Odissea.
Ha pubblicato saggi critici, recensioni, racconti, aforismi, traduzioni e poesie su diverse riviste (Anterem, Atelier, Il Cavallo dei Cavalcanti, Capoverso, Concertino, Cortocicuito, Hebenon, kamen', La Clessidra, il rosso e il nero, Il segnale, Odissea, Poesia, Poeti e Poesia, Testo a fronte, Testuale, il verri).
E' redattore della rivista milanese La mosca.