domenica 11 dicembre 2011

Incontro con l'autore: Lucetta Frisa

28/10/201

L'appuntamento mensile è questa volta con Lucetta Frisa, autrice di diversi volumi di poesia e traduttrice di Emily Dickinson, Henri Michaux , Bernard Noel e James Sacré.
Su questo blog sono state presentate note di lettura relative alla raccolta poetica Ritorno alla spiaggia e al libro Sento le voci, scritto in collaborazione con Marco Ercolani.


7 DOMANDE A...
LUCETTA FRISA





Quali autori in particolare sono stati fondamentali per la tua formazione?

In genere i classici, dalla poesia italiana di Jacopone, Ariosto, Tasso, Leopardi (sottolineando la grande novità del primo Ungaretti), a quella straniera in cui scoprivo sempre il fascino di un'aria diversa che mi allargava gli orizzonti: dalla poesia barocca - sia inglese che spagnola -, ai contemporanei: dagli imprescindibili Baudelaire e Rilke a Dickinson, Eliot, Celan, Stevens, Plath, Rich. Certo, li ho letti principalmente in traduzione, ma meglio di niente, l'idea che me ne facevo mi bastava. Mi intriga anche una certa poesia d'area slava, da Sorescu a Sop, per la sua svagata surrealtà. Non riesco però a farmi piacere un autore in toto ma solo singole parti della sua opera.

Quali sono le caratteristiche principali della tua opera?

Direi il sentimento ritmico e sonoro della parola e la necessità di reinterrogarsi sempre sulle domande essenziali: vita, amore, dolore, morte. So che sono un'autrice inattuale, mi considero una bambina insidiata dal tarlo filosofico che vorrebbe raggiungere sempre una tragica leggerezza di dettato, tenendo alta l'energia emotiva, senza cadute nel sentimentale. Ho un rapporto quasi drammaturgico con il mio verso, fondamentalmente è un inesausto dialogo con l'altro e me stessa. E poi, non sono la persona più indicata a definire la mia poesia, posso solo parlare di intenzioni.

Come vivi il tuo rapporto con la scrittura?

In modo discontinuo, una sorta di discorso sempre interrotto e poi ripreso, come se ogni volta dovessi ricominciare dall'alfabeto. Dire, e non a caso, "a folate". E' proprio l'arrivo dello scirocco, che mi fa entrare in uno stato di torpore ipnotico misto ad eccitazione, allora i versi mi colano dal naso come un molesto e dionisiaco raffreddore che mi trasporta nella celiniana dimora del tempo (Francesco Marotta vi ha aggiunto "sospeso" intitolando così il suo blog). Calato il vento - sia materialmente che simbolicamente - mi sento vuota, inadeguata al mondo e il "tragico quotidiano" così acutamente definito da Papini, mi riprende nella sua morsa. Insomma passo da un malessere all'altro... Ho poi un rapporto non facile con l'aspetto "tecnico" della poesia, ma in modo intuitivo cerco il rigore formale e sintattico mentre la fluidità e il battito variabile del ritmo mi vengono più facili, senza un particolare sforzo.

Qual è, a tuo avviso, lo stato della cultura oggi in italia e qual è secondo te la funzione della poesia?

Direi che domina un'aria da dèja-vu. Immobilismo e artificiosità. Si alternano esperienze isolate spesso originali (Cattafi, Porta, Viviani, la prima Anedda, tanto per citare dei nomi, noti e non, fino ai "vicini di casa" come Sicari, Massari, Aglieco, Capello, Fantato, Caddeo) a scritture troppo prevedibili, che assecondano una visione piatta, conformista del reale. Poco stupore e nessuna temperatura emotiva ed eversiva. Se la poesia è energia di canto e controcanto, è pur sempre energia. Oggi, nel migliore dei casi, leggo esercizi stilistici impeccabili dove la parola è solo oggetto di superficie. Anche se nutro una certa ammirazione per i grandi syntaxiers (che considero maghi incantatori da "épater le bourgeois") non mi entrano mai sottopelle, non mi danno né piacere né turbamento. In fondo amo la lettura "sensuale" sia di poesia che di narrativa. Mi chiedo: se la poesia non è capace di risuonare, e intendo ogni tono, ogni eufonia, ogni disfonia, e non ci pone di fronte a un'esperienza capace di scuotere la nostra usuale percezione, dandoci un'ottica diversa da cui guardare e sentire il mondo e se non mi fa partecipe dell'umano...a cosa si riduce? In quanto allo stato generale della cultura è penoso e allarmante, se ci limitiamo a guardare la TV. Per fortuna esistono sempre delle isole di resistenza (a cominciare da certi siti web), luoghi da difendere assolutamente, ormai luoghi alieni che immettono, almeno per chi condivide il mio stesso profondo disagio, ancora linfa vitale. Confesso di non riuscire a leggere lunghi "trattati di critica poetica" troppo sofisticata per me, direi da gossip bizantino. Personalmente, adoro la sintesi, il lampeggiamento. Tendo ad annoiarmi presto.

Oltre alla scrittura, quali forme d'arte ti attraggono particolarmente?

La musica, che mi è indispensabile. L'arte. Il cinema.

Un autore da riscoprire?

Se di prosa: mi sono lasciata ri-sedurre di recente da Yasumari Kawabata, soprattutto il suo Mlle gru, il suono della montagna, La casa delle belle addormentate. Anche il magico Libro dell'ombra di un altro grande giapponese, Junikiro Tanizaki. E anche Camus, chi lo legge più? E' stato un amore giovanile ma lui non è certo un autore passeggero. E la mia ultima e tardiva "scoperta" è l'americana Flannery'O Connor, verso la quale certi noti autori di racconti, devono parecchio. Se di poesia: ci sono bravi poeti, trascurati o fraintesi e quindi da scoprire prima di riscoprire...e non si capisce perché quale démone di qualche "parrocchia" editoriale e non solo, li accantoni senza leggerli con più attenzione. Ma chi legge poesia veramente, con occhio e cuore limpido? E perché giudicare la poesia e i poeti in base a delle categorie strettamente generazionali? A parte ciò, ci sono poi i soliti problemi di distribuzione di un buon libro pubblicato da una piccola casa editrice. Il campo editoriale della poesia pullula di problemi che vorticano su se stessi. Ma forse sono andata fuori tema.

Un libro da leggere assolutamente?

Il Don Chisciotte



UNA POESIA INEDITA DI LUCETTA FRISA

Più luce qualcuno bisbigliava

Più luce qualcuno bisbigliava
congedandosi da questa terra
alba e tramonto in una sola luce
da seppellire con te e quel dolore
ora così lontano che hai imparato
ad amare e vorresti richiamare
indietro a riscaldarti le fredde
vene ma la luce dicono farà
giustizia nella sua smemoratezza.
Decide lei il destino dell'universo
e quello delle sue creature grigie
che hanno perso dolore e desiderio
spento e acceso la vita per un verso
opaco dove non c'è bellezza.



Lucetta Frisa è nata e risiede a Genova. È poeta, traduttrice e lettrice a voce alta. Tra i suoi più recenti libri di poesia: Notte alta (postfazione di S. Verdino, Book, 1997),L’altra(prefazione di A. Lolini, Manni, 2001), Siamo appena figure (GED, 2003), Se fossimo immortali (postfazione di M. Ferrari, Joker 2006) e Ritorno alla spiaggia (nota critica di G.Fantato, La Vita Felice, 2009).
Ha tradotto Emily Dickinson, Henri Michaux, James Sacré, due libri di Bernard Noël e un’antologica di Alain Borne di prossima pubblicazione. Suoi testi in diverse riviste, libri collettivi e antologie, tra cui Il pensiero dominante (a cura di F.Loi e D.Rondoni, Garzanti, 2001) Trent’anni di Novecento di Alberto Bertoni (Book, 2005) La poesia erotica contemporanea (Atì 2006) Altramarea (a cura di A.Tonelli, Campanotto, 2007) Voci di Liguria (a cura di R.Bertoni e R. Bugliani,  Manni, 2007) e Poems from Liguria (in traduzione inglese e a cura di Roberto Bertoni, Trauben, 2009).
Con Marco Ercolani ha scritto in prosa l’epistolario fantastico Nodi del cuore (Greco & Greco,  Greco, 2000) Anime strane (ibidem, 2006, di prossima pubblicazione in trad.francese per l’editore D. Labadan di Marsiglia) e Sento le voci (La Vita felice, 2009). Insieme curano la collana “I libri dell’Arca” per le edizioni Joker.
Collabora alla pagina per i ragazzi del quotidiano Avvenire ed è redattrice di diverse riviste e siti-blog di letteratura e poesia come www.rebstein.wordpress.com e www.viadellebelledonne.wordpress.com. e http://golfedombre.blogspot.com
Due volte finalista al Premio “Eugenio Montale” e “Lorenzo Montano” per l’Edito, è vincitrice delPremio Lerici-Pea” nel 2005 e “Angeli nel cielo del Cilento” nel 2007, entrambi per l’Inedito.