martedì 13 dicembre 2011

Incontro con l'autore: Gianfranco Fabbri

28/11/2011
Il protagonista di questo tredicesimo incontro è Gian Franco Fabbri.
Oltre ad essere poeta e scrittore, è titolare della Casa editrice L'arcolaio di Forl', che si segnala per la qualità delle scelte editoriali e per la particolare cura delle pubblicazioni.

7 DOMANDE A...
GIAN FRANCO FABBRI



Quali autori in particolare sono stati fondamentali per la tua formazione?

Curiosamente ho amato molto i narratori durante la mia adolescenza e prima giovinezza. Quel po’ di tecnica che so credo di averla assimilata più da Berto che da Montale. Berto mi ha fatto comprendere l’atto irriverente da compiere sulla maglia linguistica. Senza sentirsi in colpa. A questo grande, e sempre trascurato autore, sono poi seguite le grandi donne del Novecento italiano: Ginzburg, Romano e soprattutto Morante. Quest’ultima mi ha fatto capire la squisita temperie mediterranea e quella laziale del ventennio e del dopoguerra. Poi sono venuti i poeti del verso. D’istinto, mi prese con virulenza l’Ungaretti de L’allegria, così minimo eppure denso e nutritivo ad ogni peduncolo di verso. Con Montale ho dapprima avuto un rapporto da separati in casa; non sopportavo quella sua geniale saccenza esistenziale e filosofica che elargiva in ogni verso della sua opera degli inizi. Ho, di lui, molto amato Satura e le poesie scritte in memoria della moglie. Lì ho trovato un uomo più preoccupato di rappresentarsi come uomo che come fine intellettuale. L’ho amato senza riserve, e mi è servito, questo amore, per capire poi tutta la sua produzione. Ma i miei amori veri, autentici –quasi visti, addirittura, in modo acritico- sono Umberto Saba e Sandro Penna. Il primo più grande del secondo, perché orafo eccelso della cucitura metrico-poetica; i suoi énjambements rimangono unici, nella Poesia novecentesca. Penna è stato un cantore inconsapevole (alcuni dicono, invece, dotto e cosciente) – un musicista di finissimo orecchio che strappa ai lirici greci l’arte sopraffina.

Quali sono le caratteristiche principali della tua opera?

Domanda da un milione di dollari!
Saperlo!
Posso soltanto dire che, quando mi prende il desiderio di scrivere un testo, vengo colto da un impellente bisogno di scaricare sul foglio un ritmo, prima che un pensiero. Con l’età, di me, accetto soltanto una lingua strigliata e chic. Forse è il mio maggiore limite; del resto ognuno di noi sa qual è il morbo che lo farà perire. Anche negli altri (anziani o giovani, non ha importanza) apprezzo la comunicazione sintatticamente ortodossa. E’ segno di dominio sulla lingua: è poi giusto e sacrosanto ordire sull’ortodossìa una sorta di sommovimento inedito e innovativo.

Come vivi il rapporto con la scrittura?

Vivo questo rapporto in modo problematico. Da qualche anno non ho davanti a me che dei tentativi più o meno riusciti di strategie. Ma sono tentativi. Mentre nel passato avevo gran facilità a tenere la penna in mano, adesso compio quest’operazione con molto più sospetto e azione al risparmio. Vedrò nel prossimo futuro dove mi porterà questa secca stagionale.

Qual è a tuo avviso lo stato della cultura oggi in Italia e qual è a tuo avviso la funzione della poesia?

Lo stato della cultura in Italia è la proiezione esatta della situazione politica. Da noi si sta cercando in tutti i modi di tagliare le possibilità di agire alle medie o piccole realtà. Al Potere serve solo la grande editoria che sancisce i pochi, grandi nomi in ditta. E questo avviene sia nei a destra che a sinistra. Qualcuno dirà: da dove si coglie una tale tendenza? Rispondo: tra le tante spie, ci avverte di questa situazione l’insieme di quei quattro o cinque premi nazionali, di nome e prestigio consolidati. Se non sono identici gli autori, che si scambiano il posto nell’occupare il primo scranno al Campiello o allo Strega, di sicuro sono identiche le case editrici: Mondadori e la sua galassia; RCS e i suoi satelliti. Più raramente, Garzanti o alte medie entità.
La poesia è in mano alla piccola editoria, in ragione di nove a dieci. La poesia deve quindi arrangiarsi ad esprimere una resistenza carbonara e talvolta mortificante. La poesia, presso i giovani, ha di recente suscitato un certo interesse. Ma le istituzioni politiche, di questo fenomeno, non ne redigono buona nota.

Oltre alla poesia quali altre forme d’arte ti attraggono particolarmente?

Direi la musica. Musica di ogni tipo e tendenza. Il periodo fine Otto e prima metà del Novecento. Gorecki, Hindemith, Puccini, Helgar, Furé e tanti altri. E poi la musica cosiddetta d’autore e leggera.
De André, l’amatissimo Tenco, il geniale Gaber e l’altrettanto geniale Endrigo (“Aria di neve”: un capolavoro assoluto). Amo Milva e la sua voce. Amo anche Mina (non tutta, ma quella che accetto la amo con visceralità).

Un autore da riscoprire?

L’ho detto anche altrove: Nino Pedretti. Un autore di Romagna che Einaudi ha pubblicato nella Bianca soltanto dopo, molto dopo la sua morte. Anche Raboni, come poeta, va riletto con più attenzione. Ci sono poi anche autori da scoprire, va detto e rimarcato.

Un libro da leggere assolutamente?

Tutti i libri di Paul Celan.



UNA POESIA INEDITA DI GIAN FRANCO FABBRI

Stanotte è tornata la Pina;
in silenzio e sporca di cenere
si è preparata l’orzo come sempre
faceva quando stava con noi.
Ha sbriciolato il pane nella tazza,
ha lentamente tentato
di ricordare l’atto della deglutizione.

Rideva di sé, per sé.
Il bagno l’ha trovato con destrezza;
si è messa davanti allo specchio,
nell’atto di strapparsi
deboli i capelli; rideva,
con la nudità della bocca.
(l’occhio posto su lontane intenzioni).



(Da un progetto dal titolo provvisorio “I morti ritornano all’alba”)



NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA

Gian Franco Fabbri, senese di nascita e forlivese di adozione, svolge ormai da molti anni attività creativa nel campo della Poesia. Numerose sono le pubblicazioni in tale ambito: le principali uscite editoriali sono: “I ragazzi del Settanta” (1989); “Davanzale di travertino” (1993) e “Album italiano”, (2002, contenente la poesia vincitrice al Premio A. Spallicci 1995), tutti pubblicati con Campanotto editore. E’ poi seguito “Stato di vigilanza”, (Piero Manni, Lecce) nell’anno 2006. Numerosi sono stati gli interventi didattici presso le scuole statali e private. Dal 1997 al 2004 ha svolto attività di segretariato all’interno del Premio letterario “Aldo Spallicci”. Dal gennaio 2008 è titolare della Casa editrice L’arcolaio.