sabato 10 dicembre 2011

Incontro con l'autore: Filippo Ravizza

20/05/2010
Non poteva mancare in questi appuntamenti mensili Filippo Ravizza, amico con il quale ho avuto il piacere di dirigere (insieme a Federico Battistutta) la rivista Margo dal 1988 al 1992.
Come ho avuto modo di scrivere su
La clessidra (n. 2 - novembre 2009) " nel corso degli anni Ravizza è rimasto fedele ad una concezione della poesia intesa come domanda e ricerca ontologica, una poesia che nasce dal contingente, che ha radici in un qui ed ora, ma che è anche oltre. (...)
In Ravizza vi è come un continuo oscillare tra la resistenza tenace della parola poetica alla ricerca di una memoria individuale e collettiva, e 'lo sguardo asciutto' verso il niente, tra l'aspirazione ad un più limpido destino e la precarietà dell'esistenza
".


7 DOMANDE A...
FILIPPO RAVIZZA







Quali autori in particolare sono stati fondamentali per la tua formazione?
E' difficile, in verità, dare una risposta completa ed esaustiva. Non c'è stato intanto nella mia formazione letteraria, un autore che più di altri sia stato fondamentale...non c'è mai stato, insomma, quello che si definisce un maestro. Sono partito, ormai più di trentacinque anni fa, con una grande istintiva passione per la poesia, per il diverso ritmo e la diversa prosodia della parola poetica. Ho certo letto molta poesia, ma anche disordinatamente. Nel corso degli anni però, a posteriori, ho riconosciuto nel mio lavoro quelle che definirei le tracce di altri autori. Quali? Senza dubbio alcuni grandi italiani...certamente Leopardi, ma per certi versi anche Foscolo, e poi sicuramente Montale, Vittorio Sereni e Giovanni Raboni e, a venire ai giorni nostri, anche Maurizio Cucchi e Milo De Angelis. Ma più proseguo il mio cammino più mi rendo conto anche del valore di Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli, due autori che andrebbero riletti a fondo con occhi nuovi, vista (e udito) capaci di avvertire la incredibile modernità d'accenti e visione.
Quali sono le caratteristiche principali della tua opera?

Spero che si avverta, a livello stlistico, la convinzione, in me profonda, che la parola poetica sia una forma d'arte che molto, molto ha a che fare con la musica e il ritmo... spero che si colga la convinzione, in me profonda, che la differenza tra parola poetica e parola della prosa debba essere ben avvertibile, netta. Poi, a livello di contenuti, se si vuol dire così, spero sia evidente, in quello che scrivo, che la poesia per me non è mai un gioco, ma ferita aperta sul mistero e riflessione incessante sull'enigma dell'essere; e sull'arcano scenario del tempo. Spero, in altri termini, che sia evidente il mio rifiuto totale della poesia intesa come divertissement, gioco colto, passatempo più o meno alla moda, incentrato magari su citazioni e/o rimandi che vorrebbero far sapere al mondo quanto è colto chi di poesia si occupa: la vera poesia semmai per me è quella che riesce a far risuonare tutta la tragedia dell'esistere dando una dimensione collettiva e comunitaria all'avventura dell'esserci... popoli e poeti insieme nella marcia. Con gli occhi asciutti però, e consapevoli di vivere in un'epoca storica che non possiede più alcun destino.

Come vivi il tuo rapporto con la scrittura?

Fino ad ora (ma ho 58 anni, ormai) ho sempre lasciato che fosse essa, la scrittura, a dettarmi tempi e modi... idee e emozioni sedimentano magari per mesi e poi all'improvviso mi chiamano a scrivere sul foglio del taccuino, con la biro. E nascono grappoli di poesie, magari in pochi giorni. Fino ad ora è stato sempre così.

Qual è a tuo avviso lo stato della cultura oggi in Italia e qual è secondo te la funzione della poesia?
Il nostro Paese, ma preferisco dire apertamente: la nostra Patria, è oggi un luogo devastato dove l'unica cultura mi pare essere quella televisiva e mass-mediatica più deteriore. Ho la terrificante sensazione che oggi in Italia la cultura egemone sia quella del "Grande Fratello", in una situazione degenerata di nichilismo compiutamente attuato, dove si è giunti alla morte di tutti i valori con l'unica eccezione del non-valore del denaro e di una inessenziale e insignificante celebrità ad ogni costo.

Oltre alla scrittura, quali forme d'arte ti attraggono particolarmente?
La musica, e in parte l'ho già detto parlando della poesia. Ricordo che, ventenne, una delle mie prime definizioni di poesia (una definizione giovanile e entusiasta, forse in parte troppo categorica, ma ancora oggi da me accettata e ribadita) è stata questa: "Poesia è fare musica con le parole".

Qual è, secondo te, un autore da riscoprire?
Qui... attuo una dislocazione, in qualche modo. Forse qualcuno si stupirà, ma eccezion fatta per i già citati Pascoli e Carducci, io ora nominerò dei filosofi. Georg Wilhelm Friedrich Hegel e Jean Paul Sartre.

Un libro da leggere assolutamente?

Bisogna assolutamente leggere la "Fenomenologia dello Spirito" di Hegel. E poi, non sarebbe certo male se si leggesse "Il secolo di Sartre" di Bernard-Henri Levy per poi affrontare "L'essere e il nulla" e la "Critica della ragione dialettica" di Sartre, di questo protagonista assoluto della contemporaneità. Un pensatore, un letterato, la cui parola è ancora carne viva, magma incandescente.


UNA POESIA INEDITA DI FILIPPO RAVIZZA


Nel niente di popoli e di classi

Le controversie del tempo ritornano
dentro le mattine tutte uguali
spalancano al cuore al volto agli occhi
le mani le chiavi degli uffici
sono aliti di luce sono volontà
antica consuetudine in questi momenti
rallentati rallentati gesti al confine
tra silenzio e verità...
non è stato dato...
dunque non erano queste generazioni
nate a costruire nate per aprire...
tutto è in questa ripetuta e lieve
andatura immobile... tutto è
nel niente di popoli e di classi
senza più storia senza più
destino... sappiamoci così sappiamoci
piegati all'incessante cadere
di giorni tutti uguali tutti soli
tutti come noi siamo ora adesso
compresi nel racchiuso spazio
del movimento insieme come un gesto.


Filippo Ravizza è nato a Milano, ove risiede, nel 1951. Poeta e critico, ha partecipato intensamente alla vita delle riviste a partire dai primi anni Ottanta: è stato uno dei direttori del quadrimestrale di poesia e cultura "Schema" e uno dei direttori del semestrale di scrittura, pensiero e poesia "Margo".  Attualmente è direttore responsabile del semestrale di poesia, arte e filosofia "La Mosca di Milano".
E' autore, ad oggi, di cinque libri di poesia: Le porte (Schema Edizioni 1987), Vesti del pomeriggio (Campanotto Editore 1995), Bambini delle onde (Campanotto Editore 2000), Prigionieri del tempo (LietoColle Editore 2005), Turista (LietoColle Editore 2008). Filippo Ravizza è giornalista e lavora da venticinque anni presso l'ufficio stampa della sede milanese di una grande organizzazione economica nazionale.