lunedì 12 dicembre 2011

Incontro con l'autore: Federico Battistutta

27/01/2011
Il primo incontro del 2011 è con Federico Battistutta, fondatore insieme a me nel 1988 della rivista Margo, sulla quale si occupò, tra gli altri, di Antonin Artaud, Carlo Michelstaedter, Luca Pignato, Cristina Campo, Ramana Maharshi.
I suoi interessi sono molteplici e spaziano dalla religione alla filosofia, dalla poesia alla narrativa, al di là di una rigida separazione disciplinare.
L'opera di
Battistutta
è prevalentemente saggistica, ma in questa sede abbiamo l'occasione di leggere una sua poesia inedita.

7 DOMANDE A...

FEDERICO BATTISTUTTA




Quali autori in particolare sono stati fondamentali per la tua formazione?

Premetto che, pur essendo un lettore onnivoro (e disordinato), la mia scrittura è di taglio prevalentemente saggistico. Dovendo individuare quegli autori che reputo fondamentali (quindi non strettamente circoscritti al momento contingente), ritrovo un filo che parte da Rimbaud, passa per Leopardi, prosegue con Michelstaedter per giungere a Ferdinando Tartaglia, una figura al cui studio mi sto dedicando con ostinazione da diversi anni. Come si noterà, sono tutti autori in cui convivono pensiero e parola poetica. Ma mi rendo conto di aver lasciato indietro tanto (dalla beat generation a D.H. Lawrence).

Quali sono le caratteristiche principali della tua opera?

Come ho già detto il mio lavoro è di tipo saggistico e tocca, di volta in volta, diversi tasti: religione, in primis (anche se quello che intendo io per religione temo che abbia poco a che fare con l’accezione comune del termine); poi filosofia, poesia, narrativa; ma anche politica, psicologia o pedagogia. Per me risulta francamente difficile ancorarmi a una specificità disciplinare, sia nella lettura che nella scrittura, pur rendendomi conto di come ciò possa creare più di un’impasse.

Come vivi il tuo rapporto con la scrittura?

Tutto si gioca (ma è tutt’altro che facile) nel riuscire a mantenere aperta la tensione tra vita e scrittura (e lettura). Mi piace quello che diceva in proposito Antonio Delfini nella prefazione al Ricordo della Basca: e cioè di non aver potuto scrivere molti racconti, per il semplice fatto che li aveva vissuti. Così come è per me significativo provare a situarmi lungo la prospettiva tratteggiata da Giordano Bruno, quella di “accademico di nulla accademia” (più recentemente Guy Debord amava definirsi “dottore in niente”). 

Qual è a tuo avviso lo stato della cultura oggi in Italia e qual è secondo te la funzione della poesia?

Lo stato della cultura in Italia rispecchia la condizione generale della società in cui viviamo: pertanto è una realtà a dir poco misera. Oggi ciò che viene chiamato cultura altro non è che uno degli infiniti ingranaggi della megamacchina produttiva. Libri, televisori al plasma, telefonini o gadget di altro genere sono considerati merci tra loro equivalenti. Così pure gli incontri culturali tendono ad essere mera spettacolarizzazione: vengono chiamati “eventi” e li vediamo diffondersi ad nauseam in tante città: festival della letteratura, della filosofia, della spiritualità, della poesia, ecc. Poco importa agli attuali imprenditori culturali interrogarsi sul rapporto che può sussistere tra cultura e domanda di senso da parte dell’uomo. Per ciò è importante chiamarsi fuori da questo immaginario.

Oltre alla scrittura, quali forme d’arte ti attraggono particolarmente?

Amo molto il cinema, praticamente da sempre. Tanto per fare qualche nome, ammiro il cinema di area russa e in particolare Tarkovskij, ma anche quello tedesco (Werner Herzog, soprattutto i suoi documentari, o alcuni film di Wim Wenders). Tra gli italiani, sicuramente Pasolini e Olmi. Ma dovrei menzionare opere di altri autori, come quelle di Lars von Trier o David Lynch, per esempio.

Un autore da riscoprire?
Ho già nominato Ferdinando Tartaglia, si tratta di un autore pressoché sconosciuto (ci sta tentando adesso Adelphi, ma non mi pare con esiti confortanti) e inclassificabile; ricorda semmai la versatilità dell’intellettuale rinascimentale. Per restare nell’ambito della narrativa, voglio citare Guido Manera, scomparso l’anno scorso all'età di novantanove anni; pubblicò negli anni Ottanta con lo pseudonimo di Santamaura, due piccoli capolavori: Magdala (con la presentazione di Enzo Siciliano) e Il paradiso e gli assassini. Nessun editore si è preso la briga di ristamparli, così come latita la critica letteraria (ne ha scritto qualcosa Giovanni Pacchiano).

Un libro da leggere assolutamente?

Non saprei davvero. Mi mette in imbarazzo una domanda del genere, così come il gioco riguardante quali libri salvare da un’eventuale catastrofe. Finora ho parlato di autori della nostra modernità, ma il rimando all’assoluto contenuto nella domanda mi porta a pensare ai testi fondanti la civiltà umana. Penso allora alla Bibbia, all’Iliade e all’Odissea, all’Epopea di Gilgameš, alla Bhagavad Gītā, al Tao Te Ching.



UNA POESIA INEDITA DI FEDERICO BATTISTUTTA

Si fa presto a dire cielo,
ma in quel momento i pioppi
erano la vita,
dalle radici alla punta delle foglie
e oltre
nelle stelle, nelle galassie più lontane.

Dio mio, vita che scorri,
dalla terra più nera
alle luci
di queste case, nel buio
(vere pure loro alle finestre),
a questo corpo che sussulta
e il cielo é troppo grande
nell’imbrunire del mese che avanza,
nelle primule
nei nontiscordardimé,
dove scruto i movimenti del cielo
di questo marzo che viene.


 Federico Battistuttaè nato nel 1956 e vive da anni sull’Appennino emiliano. Si occupa di questioni riguardanti il religioso contemporaneo (ha diretto il trimestrale “La Stella del Mattino”), ma anche di riflessione poetica e letteraria (è stato fra i fondatori della rivista “Margo”), di critica della politica (collabora al mensile “A/Rivista anarchica”), di educazione e di psicologia (lavora come insegnante e per anni ha svolto parallelamente l’attività di formatore). Ha pubblicato i saggi: Trittico eretico (Millenia, 2005) e Il cantico delle creature. Fedeltà alla terra e salvezza dell’uomo (Pazzini, 2009), così come è coautore di diversi volumi, fra cui: Scambi. Educazione e globalizzazione (Berti, 2002) e Eretici dimenticati. Dal medioevo alla modernità (Deriveapprodi, 2004). Attualmente è responsabile del sito www.liberospirito.org.