lunedì 12 dicembre 2011

Fabio Botto - Ateologia, ignoto, predestinazione. "L'esperienza interiore" di Georges Bataille

03/04/2011





Ospito volentieri questo intervento di Fabio Botto sul significato dell'esperienza interiore in Georges Bataille in rapporto alla liberazione a-teologica e alla tematica del privilegio.

Nello scorso secolo, colui che forse più di tutti gli altri autori ha saputo articolare la straordinaria potenza liberatrice insita nella categoria a-teologica dell'ignoto è stato Georges Bataille. Nel cuore pulsante della sua Somme athéologique, Bataille ci ha fatto dono delle seguenti osservazioni, che soltanto in senso lato si potrebbero rubricare come "mistiche", del tutto imprescindibili per la rotta seguita da una insinuazione nella simbolica del privilegio:

"Se dicessi decisamente: 'ho visto Dio', ciò che vedo muterebbe. Al posto dell'ignoto inconcepibile - dinnanzi a me selvaggiamente libero e che mi lascia dinnanzi a esso selvaggio e libero - vi sarebbe un oggetto morto e la cosa del teologo - a cui l'ignoto oscuro rivelato dall'estasi è asservito ad asservirmi (il fatto che un teologo faccia saltare a cosa avvenute il quadro stabilito significa semplicemente l'inutilità del quadro stesso; per l'esperienza è solo una presupposizione da respingerere). [...] Allo stesso modo, io sono convinto che l'apprendimento di Dio, foss'anche senza forma e modo (la sua visione 'intellettuale' e non sensibile), sia un arresto nel movimento che ci porta all'apprendimento più oscuro dell'ignoto: di una presenza che non si distingua più in nulla da un'assenza".

La rivelazione storica di Dio - l' "oggetto morto e la cosa del teologo", come la definisce Bataille - non può che voler incatenare gli uomini, ai quali viene storicamente annunciata, alle "contingenze spirituali" loro imposte da quella stessa teologia che la costituisce, rendendola istituzionale. Tra queste contingenze andrebbero incluse in primo luogo le implicazioni eticamente più rilevanti introdotte dalla dottrina paolina della predestinazione. L' "apprendimento di Dio", l'accoglienza fiduciosa del suo nome e dell'annuncio di salvezza (kerygma) pronunciato in suo nome da parte dei fedeli che lo ricevono e lo custodiscono, avviene a partire dall'orizzonte di una rivelazione preconfezionata dalla teologia del Nuovo Testamento. Dal punto di vista di uno sguardo simbolico, ciò equivarrebbe a un'interruzione, a un'ischemia preventiva di quell'esperienza interiore a-teologica che sla ci può indirizzare sulle tracce dell'ignoto.
L'orizzonte metaforico divaricato dall'ignoto sarebbe già di per sé ben più ampio di quello metafisico costituito dall'oggetto della teologia cristiana. Nell'orizzonte spirituale dischiuso dal linguaggio e dal simbolismo teologico, è possibile incontrare tutt'al più il Dio veridico e oggettivo codificato nel linguaggio puritano dei teologi; ossia quel Dio, tutt'altro  che "ignoto", astutamente annunciato dall'Apostolo delle genti ai filosofi ateniesi. Soltanto un'esperienza interiore dell'ignoto a-teologico può invece tentare di fornire un accesso agli uomini a un orizzonte immaginale di liberazione, senza mettersi troppo docilmente al servizio di una antropologia metafisica della predestinazione alla salvezza escatologica e del privilegio esibito durante l'esistenza terrena.
Sul versante spirituale, la dottrina neotestamentaria della predestinazione sarebbe allora il corrispettivo di quello che, sul piano storico e antropologico, è la condizione del privilegio. Ma l'ignoto, qualora venga riconosciuto nella sua abissale alterità ontologica rispetto al divino, nel suo sprofondare verso il proprio abisso, alla fine esige l'imperio su coloro che intendono sottrarsi al controllo pre-destinante esercitato da ogni teologia dell'elezione. Si tratta di un imperio che dispone in sé del potere di alleggerire il carico di oppressione materiale e di alienazione religiosa che grava sull'esistenza umana non-privilegiata; un dominio che la sottrae dai vincoli di chi la imprigiona, che spinge l'esperienza di ognuno di noi verso l'estremo del possibile:

"Noi siamo messi totalmente a nudo solo se andiamo senza barare verso l'ignoto. E' la parte di ignoto a conferire all'esperienza di Dio - o del poetico - la loro grande autorità. Ma l'ignoto esige alla fine l'impero assoluto".

Soltanto a prezzo di difficoltà teologiche ed esegetiche senza fine, il discorso ufficiale del cattolicesimo potrà sottrarsi all'antinomia privilegio escatologico dei poveri/condanna della stessa autorità umana, legittimata sul piano spirituale, che li riduce in condizione di povertà. Discorso lungo da ripercorrere per intero, fatto di molte voci, anche discordanti. Che nel frattempo tra loro si riuniscono, parlano, parlano e mangiano! E intanto il mondo non cambia...